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Sab. Ott 10th, 2026

I versi dell’ultimo componimento di zio Gabriele, che si interroga sul martirio ucraino, che assistiamo alla tivù. E’ una riflessione ad alta voce, un grido di speranza. Mi sono venute le parole che seguono per non lasciare la poesia orfana.

 L’ansia, la paura, la sofferenza, la partecipazione, la solidarietà, la carità riempiono questi giorni di quaresima, in attesa delle Palme della pace e della Resurrezione dell’Uomo, di tutti gli uomini. Testimoni di tempi difficili, registriamo, nostro malgrado, la caducità dell’esistenza, con un senso d’impotenza, spesso quasi, di rassegnazione.Il pane sulla mensa, sia, diviso tra fratelli, senza grandi pretese, sincero, segno di comunione di genti, di popoli, tutti abitanti uno spazio comune di una piccola sfera, nel firmamento. Un puntino di luce e di speranza.“

Antonello De Masi

Terra di pane

Viaggia il mondo, ruota, procede

costante con le altre luci di stelle, 

non conosce le miserie nelle strade

dell’uomo che lancia di fionda

il sasso alla finestra del vicino,

impreca, maledice, ringhia,

sveglia la notte il rombo, percuote

il tonfo, bagliori di fiamme lontane,

stavolta non ci ha toccato il graffio

di belva che taglia, traccia solchi

di sangue, infetta la vendetta, 

patisce, cresce e più forte diventa

il filo di lama d’affondare al nemico.

Così, gira il mondo con gli inquilini,

padroni, ognuno, d’un metro in più

di terra, l’acqua, il fuoco, il vento.

E, sempre, ritorna l’onda di spighe

al soffio d’estate, oro antico, pace,

all’acerbo inverno di fiele, la neve,

e tutto lieve ricresce e non v’è arma

che mai più ferisca la speranza

ma, l’aratro, la semenza, il mulino.

Fuoco, al vicino, nel candore di farina,

riacceso forno di pane; e tutti invitare.

 Spezzare, insieme, il dono.

 Gabriele De Masi

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